Il progetto si collocava in continuità con i precedenti Archeolive e LiveARCH, e intendeva promuovere una partnership permanente tra musei archeologici open air europei, ossia musei che, forti di una tradizione quasi centenaria che si è sviluppata soprattutto in Germania, nel mondo scandinavo e anglosassone, costituiscono un punto privilegiato di contatto tra la ricerca e la divulgazione. Attraverso ricostruzioni di ambienti e attività del passato, queste realtà sono in grado di comunicare a un vasto pubblico, con un approccio fortemente evocativo, i risultati di scavi e ricerche scientifiche.

Al fine di migliorare la qualità della offerta culturale dei musei partner, il progetto prevedeva azioni volte a:

  • rafforzare le competenza dei direttori dei musei nelle attività gestionali e dimanagement, considerando anche le questioni legate alla salute e alla sicurezza degli operatori che lavorano all’aperto e gli aspetti ecologici e ambientali;
  • migliorare gli aspetti didattici, divulgativi e di comunicazione dei musei archeologici open air, rafforzando il dialogo con i visitatori;
  • migliorare la qualità delle performance e le competenze degli operatori dei musei impegnati nelle attività di archeologia sperimentale;
  • incoraggiare il dialogo tra l’archeologia sperimentale, da una parte, il mondo accademico e i musei tradizionali, dall’altra;
  • sviluppare una intensa attività di comunicazione volta a promuovere il patrimonio culturale offerto dai musei archeologici open air in Europa.

Avviato nel 2010 e proseguito per 60 mesi, il progetto ha coinvolto, oltre al Comune di Modena:

  • Ciutadella Ibérica de Calafell, Spagna (capofila)
  • Kierikki Stone Age Centre, Finlandia
  • Archaeological-Ecological Centre Albersdorf, Germania
  • Archeon Novum BV, Paesi Bassi
  • Stichting Borger, Paesi Bassi
  • EXARC, Paesi Bassi
  • Università di Exeter, Regno Unito
  • St. Fagans National Museum Wales, Regno Unito
  • National Archaeological Institute di Belgrado, Serbia
  • Fotevikens Museum, Svezia